..."Stiamo attraversando un periodo no, ogni cosa è motivo di sfida"...
..."Quando dico di no a qualcosa o la/lo riprendo anche in modo tranquillo, fa una mega scenata, si butta per terra, urla e a volte picchia la testa per terra o sul seggiolone"....
.."Quanti capricci in questo periodo!..mamma mia!..."
... "A volte mi guarda e mi sfida proprio, iniziando poi a lanciare quello che ha in mano e a volte mi tira anche le sberle "....
...."arrivato il momento dello stop inizia a piangere, scalciare, "sembra posseduto", non lo riconosco e io non so come calmarlo, fino a che perdo la pazienza!".....
Ecco alcune delle frasi che spesso, sentiamo parlando o condividendo con voi ciò che vivete ed osservate nella vostra quotidianità familiare. Si sa che, fare il genitore è uno dei compiti più belli ma anche più difficili e che prima di essere genitori ed educatori, siamo umani; uomini e donne, che indistintamente sono fatti di sentimenti, emozioni, sensazioni, paure, ansie oltre che di carne ed ossa. Il tema della RABBIA e quindi anche dell' AGGRESSIVITÀ', del CONFLITTO e di quelli che noi chiamiamo spesso erroneamente "CAPRICCI", è un tema molto importante e sentito da quasi tutte le famiglie, soprattutto nell'età che va dal nido alla scuola dell'infanzia. Partiamo col dire che relazionarsi con un bambino arrabbiato o che agisce in un modo aggressivo verso di se o verso l'altro è molto faticoso e richiede anche da parte nostra una buona dose di autocontrollo, in quanto possono attivarsi forti emozioni da entrambe le parti.
Definiamo insieme che cosa s'intende per rabbia partendo dalle parole e dalle associazioni fatte da voi genitori:
Possiamo dividere in piccoli sottogruppi queste parole ad esempio raggruppando quelle riguardanti momenti di routine o familiari, legati anche a bisogni fisiologici come:
STANCHEZZA, SONNO, NANNA , MAMMA, ATTIMI, PAURA.
Oppure quelle che racchiudono, invece, limiti (sia strutturali e ambientali rispetto a qualcosa che non riescono a fare perché hanno in mezzo qualcosa che glielo impedisce, che dettati da noi adulti) , regole, decisioni come:
IMPEDIMENTO, REAZIONE AD UN NO, MOMENTI CHE NON AMANO (Pannolino), SOTTRAZIONE DI QUALCOSA, VOGLIA DI INDIPENDENZA.
Lascerei da parte le parole: DECISIONE, DETERMINAZIONE, TESTARDAGGINE, "IO VOGLIO", SEGNO DI PROTESTA. Queste ultime, implicano che ci sia un'intenzionalità, una volontà e premeditazione da parte del bambino nel riprodurre un comportamento aggressivo, di rabbia e che, spesso vogliano appositamente coinvolgere voi genitori.
Partendo proprio da quest'idea, spesso si pensa che la rabbia e anche l'aggressività siano comportamenti da vietare, eliminare classificandoli come comportamenti sbagliati.
Ma CHE COS'E' LA RABBIA?!?
La rabbia è un' EMOZIONE necessaria per adattarsi , imparare a sopravvivere e difendersi dalle minacce oltre che per affermare la propria identità, stimolando anche a livello fisiologico l'energia che permette di superare gli ostacoli. Nel caso dei bambini la rabbia funziona anche da indicatore verso i bisogni che manifestano.La rabbia ci mette in guardia dai pericoli e fin da piccoli è programmata per avvisare la mamma, attraverso espressione facciale o pianto, della paura della separazione. NON E' UN'EMOZIONE NE' BUONA NE CATTIVA, ma inevitabile. Reprimere la rabbia non permette al bambino di comprendere la propria emozione, di imparare a gestirla, di autoregolarsi e questo può portare nello sviluppo ad utilizzare maggiormente la violenza.
NON VOGLIONO O NON POSSONO?
Chiariamo che la violenza non è aggressività, in quanto non ha come scopo quello di incontrare l'altro e di confrontarsi e relazionarsi, ma racchiude l'intenzione di essere distruttivo verso qualcosa o qualcuno mentre l'aggressività è una REAZIONE non intenzionale e non mirata al "fare del male".
E' importante chiarire che l'AGGRESSIVITA', in seguito alla rabbia, DEI BAMBINI PICCOLI (0-6 anni) NON E' ASSOLUTAMENTE INTENZIONALE anche quando sembra che lo sia. L'aggressività dipende semplicemente dal fatto che il loro cervello non è ancora completo, la loro corteccia non ancora formata e, per questo, non possiede ciò che gli permette di regolare le emozioni, le abilità di pensiero e di relazione. Le loro reazioni sono dettate principalmente dalla parte impulsiva e libidica del cervello.
Per questo anche se a volte ci sembra che il bambino abbia reazioni o "faccia i capricci" per manipolarci, non è così; può accadere se comprende che ci sia un rapporto causa-effetto, cioè che il pianto serva per ottenere quell'oggetto, ma non esiste nessuna premeditazione.
ALLORA PERCHE' SI ARRABBIA???
Quando il bambino si prefissa un qualsiasi scopo ed incontra un limite che può essere relativo ad un NO dell'adulto o relativo all'ambiente, insorge la FRUSTRAZIONE-LA RABBIA e il suo DISAPPUNTO; l'emozione che prevale, per quanto insignificante sia per noi il contesto, provoca dentro di lui una vera e propria tempesta, al di la di una sua qualsiasi capacità di gestire il proprio che gli fa disorganizzare il comportamento e da vita a quelle manifestazioni fisiche e aggressive che noi chiamiamo CAPRICCI. L'impulso prevale perchè il bambino non può ancora fisiologicamente contenere e governare l'emozione che sta provando: LA RABBIA. Con il tempo ed un buon allenamento emotivo, il piccolo svilupperà questa competenza; ci sarà uno sviluppo cognitivo, relazionale e linguistico che allevierà tali reazioni in quanto, il bambino potrà esprimere l'emozione provata anche a livello verbale.
IL COMPITO DELL'ADULTO
L'ADULTO ha il compito di regolare l'emozione dei bambini, i quali hanno bisogno di sentirsi CONTENUTI da adulti che sappiano sostenere le loro emozioni e non ne abbiano paura. In questo modo l'aggressività diventa momento di crescita, così come il conflitto; diventa costruttiva ed aiuta il bambino a proseguire il suo sviluppo in modo sicuro e positivo.
L'ADULTO DIVENTA MEDIATORE:
Deve essere in grado di affrontare le situazioni riconoscendo sempre le emozioni che il bambino manifesta e rassicurarlo; trasmettere sicurezza, riconoscendo la normalità di quell'emozione, restando nella relazione senza "ANDARE VIA" senza ignorarla. E' importante quindi fare un vero e proprio ALLENAMENTO EMOTIVO:
- CONTENERE
- RICONOSCERE L'EMOZIONE, in questo caso LA RABBIA
- RISPECCHIARE e rimandare al bambino ciò che sta accadendo, indipendentemente dall'età
- COMUNICARE AI BAMBINI CHE LE EMOZIONI, COME LA RABBIA SONO OK MA CHE NON TUTTI I COMPORTAMENTI SONO CORRETTI. L'attenzione si sposta sempre sul comportamento sbagliato non sull'emozione
ESEMPI PRATICI DI REAZIONI:
Vediamo ora, più nel dettaglio e insieme come potremmo gestire momenti di rabbia, qualsiasi sia la modalità di sfogo, tenendo presente che:
- NON POSSIAMO INTERVENIRE DURANTE L'APICE dello sfogo
- POSSIAMO PREVENIRE ; consideriamo un bambino come un vaso, quando il vaso si riempie per ripartire e trovare l'energia necessaria per ricentrarsi ha bisogno di svuotarsi; per farlo, spesso esplode in pianti e in espressioni di rabbia. Per prevenire prendiamoci un attimo di tempo con lui, condividiamo una lettura, un momento coccola, un bagno caldo, un massaggino o sproniamolo a fare giochi cognitivi come incastri ecc. che favoriscono lo scarico a livello di energie.
- AFFRONTIAMO IL MOMENTO "SPIEGAZIONE" DOPO
CASO 1: "NON SEMPRE SIAMO ZEN"
Spesso, nonostante facciamo del nostro meglio, perdiamo la calma e il fumo ci esce dagli occhi; in questo caso NON SIAMO D'AIUTO per risolvere la situazione.
- SGANCIAMOCI DALLA SITUAZIONE ed allontaniamoci un attimo: "Scusa, sono troppo arrabbiata in questo momento mi allontano e torno"
- NON URLARE
- NON USARE IL TIME OUT O IL CASTIGO : Questa modalità non è interpretabile dal bambino se non come punizione, crea insicurezza e trasmette inadeguatezza della propria emozione non del comportamento.
- UNA VOLTA CALMATI procediamo con il contatto fisico e il contenimento emotivo
- SPIEGAZIONE: "Mi sono allontanata perchè ero arrabbiata,quello che è successo non mi è piaciuto, ora mi sono calmata, facciamo pace".
NB: in questo caso state trasmettendo che ciò che si è rotto si può riparare, e tutto va risolto.
CASO 2: "RIUSCIAMO A MANTENERE CALMA & CONTROLLO"
In questo caso, oltre a congratularci con noi stessi, dobbiamo essere in grado di valutare la situazione; potremmo trovarci davanti due tipologie di reazioni:
- IL BIMBO NON VUOLE ESSERE TOCCATO ED E' NEL PIENO DELLA CRISI( Sbatte i piedi per terra, piange, strilla, batte la testa per terra ecc): in questo caso, METTIAMO IL BAMBINO IN SICUREZZA e gli permettiamo di sfogarsi dicendo ad esempio: " Vedo che ti sei proprio molto arrabbiato perché.......quando vuoi e ti sei calmato/a sono qui". NON MI ALLONTANO e NON ALLONTANO IL BAMBINO, ma stiamo nella relazione per trasmettergli che non abbiamo alcuna paura della sua aggressività e delle sue forti emozioni. Una volta calmato: " Caspita ti sei proprio arrabbiato, però ora ti sei calmato, molto bene; è normale tutti si arrabbiano ma anche se siamo arrabbiati pestare, lanciare, urlare o picchiare non va bene. Mi dispiace che ti sei arrabbiato per il no. "
- IL BAMBINO SI FA TOCCARE: Cercare di PRENDERLI IN BRACCIO; questo non vuol dire concedere o giustificare, ma accogliere la propria emozione e contenerla attraverso il contatto fisico affinché si possa calmare e ristabilire prima una connessione relazionale che possa aiutarlo a ragionare su un comportamento sbagliato. "So che sei arrabbiato perché...... è difficile accettare questa regola o che ti abbia detto no, piangi e urla pure, piano piano vedrai che ti passa" (io sono qui con te).
So che tutto questo sembra complicato ma come in tutte le cose bisogna fare un buon allenamento; facciamo del nostro meglio, ricordandoci che è importante insegnare ai bambini ad ascoltarsi, per diventare adulti che, a loro volta, sapranno ascoltare gli altri. Favorire l'empatia ,è fondamentale per far crescere bambini autonomi, che sanno autoregolarsi, sicuri e che credono in se stessi e negli altri.
Spero di essere stata d'aiuto e vi lascio con una scena del film: "INSIDE OUT" che racchiude perfettamente l'idea di un ASCOLTO EMPATICO, mirato a mettersi davvero nei panni dell'Altro, e che dovremmo prendere come esempio nel rapportarci con i piccoli in modo funzionale, qualsiasi emozione essi stiano provando.
Aspetto commenti!!!
a presto



Ho letto tutto l’articolo e l’ho trovato davvero utile. Noi cerchiamo sempre di accogliere le emozioni, purtroppo però quando già io mi sento un po’ destabilizzata, non sempre mi riesce benissimo, soprattutto quando sento la pressione della società dove se hai un figlio, deve essere una “statuina” perché se è allego e troppo vivace viene vista come una cosa negativa. Come se avessi un bambino testone o “capriccioso” solo perché è un bimbo indipendente che fa le cose che si sente in grado di fare.
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